Terre inquinate dai veleni industriali? La cura è con la cannabis sativa.


Si moltiplicano le esperienze sui siti contaminati, a partire dalle aree del Lago di Massaciuccoli ad uno sguardo su alcune regioni, la canapa assorbe grandi quantità di metalli pesanti tra i quali principalmente Cr (cromo) N (nicbel) e Cd (cadmio).
Ne parliamo con i responsabili di CANAPAFILIERA Srl.

by Laura Petreccia – Vito Capogna

Libera la terra inquinata dai metalli pesanti e contribuisce a mitigare i cambiamenti climatici fissando nella biomassa notevoli quantitativi di anidride carbonica dall’atmosfera e restituisce S.O.(sostanza organica) con i residui radicali e fogliari ridonando fertilità alla terra trattenendo anidride carbonica. Le piante di canapa (cannabis sativa) sono in grado di assorbire e estrarre dal terreno molte delle sostanze nocive rilasciate dalle industrie e dall’inquinamento ambientale. Trattenendo, al contempo CO2 quattro volte in più degli alberi.

A tale proposito incontriamo Domenico Vitiello, dottore in Agronomia con specialistica in piante esotiche e il fratello ingegnere Giuseppe Vitiello che entrambi sono alla direzione di CANAPAFILIERA Srl a Vecchiano .

CANAPAFILIERA Srl è una realtà di richiamo europeo per la lavorazione e trasformazione della canapa sativa per uso industriale. Da questa azienda esce un prodotto in grado di essere utilizzato su più applicazioni. Dall’edilizia al settore cartaceo, dall’industria tessile al chimico, dall’alimentare alla cosmesi. Ma la coltivazione della canapa si estende anche nelle bonifiche dei terreni.

Photo by Fanpage

È possibile con il Fitorisanamento bonificare i terreni con le piante?

Le sperimentazioni del cosiddetto fitorisanamento (phytoremediation), che rientra nelle tecniche di bonifica in bioremediation, già iniziate in Ucraina ai tempi di Chernobyl, sono in corso, anche in Toscana. Nel Lago di Massaciuccoli.
Il Lago di Massaciuccoli, il grande ammalato verso la rinascita.
Uno studio della Sant’Anna di Pisa ha individuato gli interventi più urgenti, dalla fitodepurazione a un sistema di canali per immettere acqua pulita. E adesso ci sono anche i soldi.

Lago di Massaciuccoli . Photo by Google

In Italia, in almeno quattro siti di interesse nazionale (SIN). E con la legge 242/2016 per promuovere la filiera agroindustriale della canapa, in vigore da gennaio 2017, le attività di coltivazione per bonifica sono ufficialmente promosse anche dallo Stato Italiano.

Da Taranto a Brescia, dalla Terra dei Fuochi al Sulcis Iglesiente, interessano almeno altre cinque regioni: Puglia, Sardegna, Lombardia, Campania e Veneto. Coinvolti a vario titolo enti di controllo e di ricerca scientifici come Ispra, Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e  Centro di Ricerca per l’Agricoltura (Crea). Ma anche imprese commerciali e progetti sociali a cui si devono i primi test sul campo.

In Toscana la sperimentazione.

“La canapa è al centro di una conversione ecologica dell’industria e dell’economia che restituisce salute alle persone”- racconta Domenico Vitiello di CANAPAFILIERA Srl, impresa impegnata nel diffondere cultura e coltura della cannabis sativa.
Proprio nel 2013, dobbiamo l’avvio della prima ricerca in Italia sulla fitorimediazione di suoli contaminati da metalli pesanti ed altri inquinanti. Ci sono aree più contaminate nella penisola. Ad esempio in Puglia sui terreni interessati dalla presenza dell’ex ILVA vige, fino a 20 km dallo stabilimento il divieto di pascolo.

Coltivazione di canapa sativa al Parco di San Rossore da parte di CANAPAFILIERA. Photo by Laura Petreccia

“Del resto già il progetto C.A.N.A.P.A (www.cartanapa.it/ ) continua Vitiello, “proposto e realizzato dalle 2 startup innovative che daranno poi vita all’impianto di CANAPAFILIERA Srl e al brevetto (vale a dire ARGECO srl) e la WITHOUT WASTE BIO’LOOP srl) nel 2020 aveva verificato che nella canapa coltivata sui terreni inquinati dell’ex ILVA di Taranto, gli inquinanti pesanti andavano ad accumularsi principalmente nelle radici e nelle foglie e solo piccolissime quantità nella fibra dello stelo consentendo così sia la fitodepurazione e contemporaneamente l’utilizzazione commerciale della fibra prodotta sui terreni bonificati, destinandola, previa macerazione, alla realizzazione di carta di pregio o per migliorare la qualità del cartone da macero”.

“La canapa sativa” -conclude- Vitiello “è tra quelle coltivate una delle specie più ecosostenibile a bassissima impatto ambientale (oggi si direbbe “impronta ecologica”) in quanto la sua coltivazione non richiede ne’ l’uso di erbicidi ai quali è particolarmente sensibile (si pratica infatti il diserbo meccanico con il metodo della falsa semina) e ne’quello dei prodotti fitosanitari perché in grado di proteggersi da sola da parassiti grazie ai numerosi terpeni e canmabinoidi che produce nei suoi tessuti. Inoltre la pianta ha un basso fabbisogno di concimazione, motivo per cui la prima opera di bonifica parlando del Lago di Massaciuccoli, consiste nel fatto che inserendo la pianta da rinnovo nell’avvicendamento culturale del grano e del girasole, si evita di inquinare ulteriormente le acque del Lago con residui di concimi e fitofarmaci “.

Il progetto C.A.N.A.P.A. ideato insieme all’Abap (Associazioni Biologi Ambientalisti Pugliesi) e il Crea, prevedeva di creare una cintura verde, costituita da coltivazioni di canapa, intorno al polo siderurgico”.

Il progetto nei terreni prospicienti al Lago di Massaciuccoli apre il luogo alle nuove tecniche di bonifica. “Progettiamo la realizzazione di cicli di semina di canapa lungo l’area”.

Sulla canapa ci sono investimenti e un progetto di destinazione di mille ettari, tra Pisa e Lucca, alla coltivazione della canapa sativa stipulato in accordo con Coldiretti.

Photo by CANAPAFILIERA fb page

“Grazie a questo progetto insieme ad altri partner abbiamo avviato non solo le linee guida per la coltivazione di cannabis sativa a fini produttivi e ambientali, ma anche la raccolta e successive trasformazioni.
Un inizio che stiamo incentivando in modo sempre più concreto.

La canapa è superiore agli altri phytoremediators perchè cresce rapidamente, raggiungendo il pieno raccolto in soli 180 giorni e produce una considerevole massa di radici a fittone che si approfondisce nel terreno da 1,5 ad 2,5 metri” – spiega l’Agronomo Domenico Vitiello impegnato proprio sull’area Toscana.

Sede CANAPAFILIERA. Photo by Vito Capogna

Come smaltire la canapa usata per la bonifica?

“Le tossine (bonifica in sito) vengono estratte dalla pianta senza la necessità di rimuovere il terreno contaminato dello strato superiore, evitando così la spesa di trasporto verso gli impianti di smaltimento e discariche”. Inoltre la canapa ha la capacità di crescere non influenzata dai veleni che accumula, riuscendo a legare i contaminanti composti dell’aria e del suolo. La si coltiva senza fare uso di pesticidi e diserbanti.
Uno dei problemi da risolvere, però, rimane lo smaltimento della canapa contaminata. Spiega il dottor Vitiello: “Una soluzione è stata trovata nell’uso dei semi come materia prima per la produzione di biodiesel. La canapa è infatti una coltura energetica i cui semi contengono circa il 36% d’olio impiegabile per la produzione di biodiesel o di oli industriali”. Un altro possibile utilizzo della biomassa è la produzione di energia nelle centrali termoelettriche, dove, attraverso un processo chiamato phytomining, si potrebbero recuperare e poi riciclare i metalli dalle ceneri.

Ing. Giuseppe Vitiello. Photo by Laura Petreccia.

Reti di imprese e agricolura biodinamica per il disinquinamento con la canapa.

C’è poi la possibilità di applicare le tecniche dell’agricoltura biodinamica alla cannabis sativa, per migliorare la fitodepurazione per il risanamento ambientale.

La Canapa, prevede investimenti anche da parte di privati
“Siamo una rete internazionale e vogliamo valorizzare l’utilizzo della canapa industriale. A partire dagli usi fitodepurativi, fino alla produzione di manufatti tessili, del settore cartario, cosmetico ed alimentare”- spiega, ancora, l’ingegner Giuseppe Vitiello.

“Siamo in piena attività sia in campo che in laboratorio. La ricerca ci sta facendo valutare tutti gli aspetti del processo. Difficoltà burocratiche, coinvolgimento dei produttori, non è mai così scontato. In laboratorio si stanno valutando attentamente i meccanismi di assorbimento delle piante, a partire dalle radici. La canapa, infatti, si è rivelata capace di crescere nei terreni altamente inquinati da metalli e «sequestrare» cadmio, cromo, nichel, piombo, rame e zinco. Ciò avviene attraverso un meccanismo di assorbimento dei metalli che abbondino nella parte superiore epigea della pianta”.

Progetto Canopaes, Agenzia regionale per la ricerca in agricoltura, Regione Sardegna. Una filiera verde per le bonifiche.
In Sardegna la ricerca sta provando lo smaltimento di canapa industriale contaminata dopo la bonifica, attraverso un biodigestore, che simula un impianto industriale, riducendo la biomassa, almeno di 10-20 volte.
In Sardegna, quindi, si sta iniziando a realizzare quanto si è teorizzato in Puglia, attraverso la creazione di green economy, in grado di risanare i luoghi più contaminati e desolati. Mitigando i cambiamenti climatici. In fase di crescita, infatti, ogni ettaro coltivato a cannabis sativa può sequestrare fino a 15 tonnellate di anidride carbonica. Varrebbe la pena di investirci di più anche perché ci sarà un buon ritorno economico con i previsti benefici dei titoli di “carbon credits”.