Inchiesta Keu, attesa la relazione finale

Elena Meini, presidente d’inchiesta Keu. Photo by Il Tirreno

“Purtroppo la criminalità ha rovinato la nostra Regione e ci sono ancora troppe domande senza risposta.
Come Presidente della commissione d’inchiesta a breve presenterò il report sui lavori della commissione, in ogni caso il mio lavoro non si fermerà mai!”

di Laura Petreccia

È in fase di arrivo la relazione finale della commissione d’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose e sulla criminalità organizzata in Toscana.
Ad annunciarlo è la presidente Elena Meini (Lega). Una commissione istituita dopo lo scandalo Keu che travolse il distretto conciario di Santa Croce e la politica toscana.
L’inchiesta Keu è su traffico illecito di rifiuti e corruzione nella quale sono coinvolti anche politici. Un’indagine che ha portato un sequestro finalizzato alla confisca di beni per oltre 5 milioni di euro all’imprenditore Francesco Lerose – sospettato di essere in contatto, con le famiglie ‘ndranghetiste riconducibili alla cosca Grande Aracri di Cutro – a cui veniva inviato da Acquarno il Keu dal 2012 per essere riciclato. Secondo le accuse, utilizzava il Keu inviato come riempimento e sottofondo stradale nonostante, dai riscontri emersi, fosse vietata tale modalità di recupero perché avrebbe potuto rilasciare nel suolo e nelle acque solfati, cloruro e cromo, determinando terre avvelenate.

“Gli ultimi sviluppi legati all’ormai conclamata presenza della criminalità organizzata in Toscana testimoniano, ulteriormente, qualora ce ne fosse ancora bisogno come, purtroppo, la nostra regione sia particolarmente appetita dalla ‘ndrangheta – dice Meini – A fine mese sarà pronta la relazione finale e sarà a completa disposizione di chi indaga”.


Dopo gli ultimi sviluppi Alessandro Capecchi e Francesco Torselli (Fdi) ribadiscono l’urgenza di rafforzare ancora i controlli. “Da mesi abbiamo proposto un protocollo operativo fra enti locali, forze dell’ordine, Prefetture e Regione affinché, attraverso l’incrocio dei dati, si impediscano le infiltrazioni malavitose anche con l’utilizzo di prestanome – spiegano Capecchi e Torselli –. Si dovrebbero estendere tali protocolli operativi anche alle banche dati che riguardano i soggetti privati coinvolti nel passaggio di attività economiche, sulla scorta dei protocolli che sono in corso di elaborazione per il settore pubblico. L’incrocio dei dati è fondamentale. Accenderemmo così vere e proprie spie sul territorio, visto che, spesso, le operazioni della criminalità organizzata non riguardano una singola attività ma interessano interi settori o zone”.

Fermo immagine tratto dal video delle FFOO durante le indagini

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